L’AQUILONE

L’AQUILONE DI PASQUA

 

Nell’estrema solitudine di un deserto lontano, metafora dell’anima inaridita perché lontana
da Dio, una presenza.
Un segno portato dal caso, o forse no.
Un brandello di lamiera consunta e vissuta, quasi fosse il corpo di un uomo sfinito, giunto
ormai alla fine dei suoi giorni.
Questa ‘carne’ martoriata, sulla via del tramonto, reca evidente la cicatrice di una croce.
Un segno antico, pur tracciato dal caso. Una croce non voluta come tale, tuttavia ‘accaduta’,
inferta sul metallo da una forza sconosciuta. O semplicemente il banale incrocio di
due pieghe arrugginite, che emergono dalla superficie verniciata di giallo, tutta graffiata
e macchiata di ruggine.A 1232754
Materia sopravissuta, muta testimonianza di un’esistenza che più non era, più non serviva…
eppure non ancora finita, presente qui, ora, davanti a noi.
Come quel volto che ormai ‘non ha alcuna parvenza di bellezza’, volto di servo sofferente,
vera effigie del Messia secondo gli antichi profeti d’Israele.
Nel giorno di Pasqua un grande aquilone giallo si libra in volo sopra una terra sconosciuta
e disabitata, ma tre robusti ‘bulloni’ ancora lo trattengono sospeso tra cielo e terra…
Soltanto tre giorni il corpo di Gesù sarà trattenuto nel sepolcro, ma poi la presa della
morte più nulla potrà su di Lui.
Nel giorno di Pasqua il Crocifisso Risorto, come un aquilone giallo, si innalzerà verso il
cielo azzurro per ritornare dal Padre che lo attende.
Andrea Enzo – www.marcianum.it

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