VISUAL CODEC

 

VISUAL CODEC

Pompei è un eclettico, coerente nella ricerca di sfruttare al meglio le proprietà estetiche e le
caratteristiche pittoriche dei materiali e nell’abilità di montare e di smontare pezzi diversi,
che trova ovunque, con l’idea di lasciare un segno di caos ordinato, e forse di un’armonia
cosmica misteriosa.
Le sue composizioni polimateriche, a prescindere da ogni regola estrinseca, esistono
come oggetto atemporale, evocano forme arcaiche, reperti di chissà quale civiltà, precolombiana
o della Mesopotamia, che ci invitano alla meditazione silenziosa e sembrano
rivelare l’epos di un Atlantide perduta.
Le sue sculture lineari, arcaiche, riprendono forme simboliche, prevalgono il triangolo,
la sfera, il cubo, trasformati in fossili artificiali di tracce di vita e di elementi vegetali,
pietrificati e dissepolti in qualche scavo archeologico da un sognatore sulle tracce di una
civiltà mitica.
Questi manufatti sono stati creati con materiali organici pulsano di vita, che assemblati in
forme euclidee, minimali e primigenie ci invitano al silenzio.
Per Pompei, l’importante non è il messaggio immediato, ma il metodo, l’esecuzione
dell’opera, il gesto che si fa materia e la contrapposizione di spazi vuoti con i pieni, di
tensioni orizzontali e verticali. Del suo operare maieuticamente sui materiali, affascina la
tensione formale estetica che si risolve nelle combinazioni mai casuali, seppure basate sul
principio del bricolage e sulla volontà di inserire materiali trovati , come reperti del suo
vissuto.
Pompei viaggia e si confronta con altri artisti, ponendosi sfide sempre nuove per superare
i propri limiti compositivi, trasformando “alche micamente” alcune esperienze in forme
immanenti , autoreferenziali, contenenti verità di ieri, forse diventate, per noi oggi, menzogne
o illusioni.
di Jacqueline Ceresoli
Storico e Critico d’Arte
L’arte da forma a un pensiero, l’idea si incarna anche nel gesto e nei materiali, dalle avanguardie
storiche alle installazioni del nuovo millennio. La forma, il manufatto, l’assemblaggio
polimaterico ci pongono domande sul valore del come l’opera è stata fatta. Dai
collages di Braque e di Picasso, ai ready-mades di Duchamp, al polimaterismo dei Futuristi,
allo Spazialismo di Fontana, agli assemblaggi Neo-dada , fino agli epigoni di Burri
e di altri artisti, il come è stata realizzata l’opera svela le potenzialità creative dell’artista.
Paolo Pompei, scultore marchigiano, autodidatta, solitario, “dipinge” utilizzando i materiali
come elemento pittorico, è iconoclasta, indefinibile, bulimico del fare artistico, impulsivo
e razionale nella tensione astratto-geometrica di plasmare forme essenziali, simili a
fossili di una civiltà arcaica in combinazioni armoniche, come totem di un eterno presente.
Osservate bene le sue opere, vedrete che tendono verso un futuro, ma sentono il peso del
passato e trasudano di evocazioni simboliche, ancestrali , che si inscrivono nella notte
dei tempi .
Il suo “quid” creativo, sta nell’equilibrio delle forme, dovuto alla combinazione di materiali
diversi e trattati per ottenere effetti pittorici, nella ricerca di rapporti cromatici, evidenziati
da forti accostamenti di materiali bruciati, invecchiati, contrapposti e altro, nella sua capacità
di trovare soluzioni omogenee, apparentemente informe.
La sua materia è vitale, il suo gesto è arte nella razionale giustapposizione dei piani, rivelando
una matura autonomia compositiva nel governare il segno, senza l’ossessione del
nuovo, nel consapevole rispetto delle ultime avanguardie del Novecento. I suoi maestri
sono Costantin Brancusi, Alberto Burri, Lucio Fontana, e molti altri innovatori del secolo
scorso, che ha rotto i ponti con la rappresentazione figurativa-naturalistica della realtà.
Dall’Arte Povera ha appreso che sotto ai manufatti artistici c’è sempre qualcosa di magico
e di potente, nei materiali c’è un’energia misteriosa: l’essenza della vita. Dal Minimalismo
americano ha ereditato il valore oggettuale della forma autoreferenziale che si pone in
uno spazio fisico.
Lo scultore procede come un artigiano del gesto, in costante ricerca di dare una forma
evocativa alle naturali tensioni dello spirito umane verso l’assoluto, assemblando materiali
diversi, come tacce di un vissuto lontano, metalli e altro come generatori di senso, senza
definire quale. L’importante è la ricerca non l’obiettivo. Pompei opera con l’obiettivo di
modellare, incollare, saldare, tessere, assemblare, bruciare, cucire, progettare forme ben
fatte, equilibrate. Queste soluzioni formali esprimono un’identità instabile e in costante
evoluzione, è poliedrico, e dall’energia inesauribile.
Il suo fare artistico procede parallelamente con la vita, questi sono assemblaggi che sono
stati plasmati giorno per giorno, viaggio dopo viaggio, in seguito a molteplici esperienze.
Sfogliando il catalogo, scoprirete opere che sembrano “di-segni” nello spazio, date da frammenti
di cose trovate, create sull’arte della contaminazione delle tecniche e dei linguaggi.

di Jacqueline Ceresoli
Storico e Critico d’Arte

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